“Napoli è una città baciata da Dio ma violentata dall’uomo”.

Questa è la sintesi del mio pensiero riguardo la situazione in cui versa il capoluogo campano

 

Viabilità, turismo e condizioni dei cittadini: rendiamoci conto della gravità delle cose.

Viabilità

La città è congestionata. “Siamo sotto le Feste, è così dappertutto”, si, ma l’uomo, l’amministrazione centrale, con una gestione equilibrata delle problematiche dovrebbe prevedere le difficoltà, non accentuarle. I disagi non dovrebbero essere contemporanei e, semmai lo fossero, prevedere piani per aggirarli.

Se il traffico è sempre più forte, ciò è dovuto all’altissimo numero di cantieri aperti in città: la viabilità è rivoltata e a pagare sono cittadini, commercianti e turisti.

Il quadrilatero delle bermuda

Non siamo nel triangolo delle Bermuda ma in un quadrilatero sformato, composto da Via Casanova, Via Carbonara, Piazza Enrico De Nicola e Via Alessandro Poerio, dove migliaia e migliaia di automobilisti vengono sottratti quotidianamente dai loro doveri, o piaceri.

Questo è dovuto non solo al fatto che la zona risulta come nodo di collegamento tra la Stazione Centrale e Via Foria, bensì al costante insistere di diversi cantieri simultanei.

I lavori, che rientrano nel Grande Progetto UNESCO, per la riqualificazione del centro cittadino, sono in corso dallo scorso anno e stanno creando grossi disagi con continue chiusure al traffico.

Trapani che forano e rumore costante, polvere che si alza, motori accesi e clacson. Cittadini e commercianti invocano un piano traffico alternativo, i secondi hanno paura di chiudere per le vendite abbattute.

Eppure, nonostante l’avvicinarsi delle feste, la data di fine lavori non è nota. È normale paralizzare un snodo principale quando a soli pochi metri ci sono altri eterni lavori in corso?

(Restando nei dintorni, ci imbattiamo nella stazione Duomo della metropolitana, che doveva essere aperta al pubblico durante questo dicembre. Non è ancora sorta e dunque gli operai sono ancora all’opera. Sono al lavoro da 18 anni, durante i quali la viabilità di Corso Umberto ne ha subite di tutti i colori.)

Piazza Mercato

Da un’area strategica all’altra. Lungaggine dei lavori, commercianti in rivolta, sporcizia, viabilità a singhiozzo.

Ormai lo chiamano il cantiere “Mostro” quello di Piazza Mercato, perché la situazione fa paura. I lavori sono cominciati nel 2017, sempre nell’ottica del Progetto UNESCO che prevede una rinascita per una delle piazze simbolo di Napoli. Oggi la piazza è simbolo solo di un guaio burocratico, economico e d’immagine.

I ritardi sarebbero da sottoscrivere, inizialmente, alla presenza di alcuni sotto servizi non rilevati in sede di sopralluogo, poi si è aggiunta l’aggravante del ritrovamento di reperti archeologici. Oggi non si hanno notizie sull’ultimazione dei lavori.

Un centro cittadino ricco di attività commerciali e rimandi culturali resta deturpato. Come se non bastasse negli scorsi mesi la mancanza di presidi notturni di sorveglianza ha fatto si che fossero versati selvaggiamente rifiuti, sollevando così anche un problema igienico ambientale.

Anche qui decurtazione di clientela per mancanza di parcheggi e viabilità ridotta, per il carico e lo scarico delle merci.

Migliori rapporti tra i comuni e le municipalità con un occhio al piano traffico dovrebbero evitare disagi a chi vive e lavora nei luoghi menzionati.

Piazza Municipio da “museo a cielo aperto” a “cantiere a cielo aperto”

Una forte sensazione di disagio è ciò che ho provato varcando l’uscita della Metro Municipio.

Mi sono messo nei panni di un turista; la vista del Maschio Angioino, il Palazzo Reale, il molo Beverello e il mare mi era sovrastata da cantieri. L’unica cosa che mi balzava agli occhi erano i Lupi di Liu Ruowang.

Con ciò non sto sbandierando nessun vessillo o patriottismo, voglio solo sottolineare che “Napoli è una città baciata da Dio ma violentata dall’uomo”.

Ci hanno donato una città dall’altra cifra storica e culturale, bella e nel novero delle poche città al mondo che possono fregiarsi della denominazione “museo a cielo aperto”. L’amministrazione, però, l’uomo, non sta facendo altro che massacrarla, violentarla, ridurla in un “cantiere a cielo aperto”, con tutte le ripercussioni che abbiamo sinora elencato.

Giustificazioni e colpe

Con ciò non voglio negare le difficoltà che presentano i vari lavori di riqualificazione. Sappiamo che c’è un Progetto UNESCO da seguire e sappiamo che ogni lavoro prevede rimandi e revisioni.

Però, ci sono tante colpe. Colpe dovute alla mancanza di buon senso e pianificazione.

Questa immagine è quella che vogliamo dare di noi?