Basta parlare di cervelli in fuga!


“La fuga dei cervelli è un tema fondamentale, è la vera emergenza migratoria. Ogni volta che un laureato lascia il nostro Paese sono 250 mila euro che se ne vanno delle nostre e vostre tasse, se una persona fa un dottorato sono 300 mila euro. È un imbarazzo per il Paese, come vedere altre Nazioni che si fanno forti delle competenze che gli abbiamo regalato”.
Parole dell’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti.

 

La fuga di cervelli è fonte d’imbarazzo per il Sistema Italia

Che l’Italia sia storicamente un Paese ostile ai giovani e ai laureati è un fatto oggettivo da riconoscere, non c’è colore o credo politico che tenga.

Ciò che offriamo a chi ha sgobbato sui banchi di scuola è troppo spesso un lavoro precario, sottopagato, poco qualificato rispetto alla formazione. Si, perché noi formiamo i nostri giovani in Università eccellenti, riconosciute in tutto il mondo, ma, poi, non crediamo nelle loro potenzialità e li costringiamo alla fuga.

Solo nel 2018 i cosiddetti “cervelli in fuga” sono stati 62mila, senza contare i quasi 600mila giovani che hanno abbandonato, invece, il sistema scolastico precocemente, rischiando di finire ai margini, tra disoccupazione, rischio povertà ed esclusione sociale.

Fioramonti parlava di vera emergenza migratoria: è questa. Ha ragione. Se facciamo una media approssimata dei migranti che arrivano in Italia, nel 2018 sono stati 260 circa a barcone. Se i giovani che fuggono dall’Italia lo facessero via mare, sarebbero quasi 2500 a barcone per settimana.

Assistiamo ad un impoverimento culturale, economico e impiegazionale gravissimo e senza prospettive.

Impatto sociale e pericoli per le imprese

L’impatto sociale è devastante. Si stima che solo nella prima metà del decennio questa fuga di talenti all’estero è costata all’Italia 10 miliardi, investiti sui giovani che poi sono scappati inorriditi dalle prospettive professionali. Se a questi andiamo ad aggiungere gli introiti fiscali mancati, che avrebbero generato lavoratori più qualificati, raggiungiamo cifre ben maggiori a quelle servite per approvare il reddito di cittadinanza e quota 100.

Pensate poi al contributo che questi ragazzi avrebbero potuto dare al Sistema intero, al potenziale produttivo, ai rischi di non sostenibilità della spesa sociale, alla diseguaglianza sociale.

Siamo penultimi tra i Paesi OCSE per quanto riguarda il riconoscimento economico degli studi, ovvero ai laureati che restano non attribuiamo stipendi più alti rispetto ai diplomati. Questa è la strada verso l’immobilità sociale.

Ma a pagarne le spese sono anche le imprese. Secondo le indagini di Unioncamere e Anpal nel 2018 oltre 1 milione di posti di lavoro sono stati di difficile reperimento per mancanza di competenze.

Per non andare alla deriva, urge creare le condizioni per trattenere i giovani, per conquistarne altri.

I giovani sono il futuro del Paese

Se i nostri talenti non restano in Italia perdiamo la sfida come Paese, se non abbiamo talenti perdiamo è come al calcio.

In una società ultra-globalizzata non si può tenere botta senza un’elevata competitività.

Allora, coltiviamo il talento, creiamogli dei nuovi canali o entriamo di diritto nel mondo del futuro fatto di condivisione.

Innanzitutto, mi rivolgo a tutti voi, informatevi! Perché i media non lo fanno abbastanza, esistono strumenti di finanza agevolata a molti sconosciuti. E mi faccio promotore di qualsiasi iniziativa che sia volta alla sensibilizzazione delle persone.

Imprenditori! L’ultimo bonus occupazione 2020 favorisce la creazione di opportunità di lavoro per i giovani, coglietelo. Chi assume ragazzi (entro i 34 anni) può usufruire di una riduzione dei contributi previdenziali del 50% per tre anni in merito a contratti a tempo indeterminato. E la decontribuzione prevista dal beneficio per l’assunzione incentivata degli under 35 è riconosciuta anche nel caso di trasformazione di un rapporto di lavoro a termine in contratto a tempo indeterminato. In più, mi va di ricordarvi che lo sgravio contributivo è innalzato al 100% per le assunzioni effettuate nel Mezzogiorno.

Imprenditori e giovani, l’Europa mette a disposizione dei fondi per voi che siete sotti i 46 anni. Con il programma Resto al Sud si possono ottenere circa 50.000 euro (dei quali il 35% a fondo perduto) per avviare iniziative imprenditoriali come: produzione di beni, fornitura di servizi alle imprese e alle persone, turismo. Qui, trovate tutti i requisiti per partecipare.

Invece che parlare di giovani, facciamo qualcosa per loro

Insomma, defiscalizzazione che possa favorire il rimpatrio e che argini la fuga, un sistema di valorizzazione per favorire l’entry level dei giovani laureati. Poi, meritocrazia, riconoscimento delle qualità, del talento, che possa agevolare il ricambio generazionale. La strada è tracciata.

Poi, semplifichiamo le normative riguardanti i visti d’ingresso, per favorire la circolazione del capitale umano. Perché per ostacolare gli immigrati, stiamo rendendo impossibile a qualsiasi lavoratore, anche qualificato, di arrivare.

Penso ai nostri talenti che vanno all’estero e ai talenti di altri Paesi che vengono da noi, invece, non riusciamo a trattenere i nostri e nemmeno ad attrarne altri. Vorrei poter non parlare più di cervelli in fuga, ma di cervelli in movimento, in circolo, al lavoro.

Vorrei che invece di parlare di giovani, facessimo sul serio qualcosa per loro. Come me, parlassimo per loro e insieme a loro.