La bellezza salverà la Campania

 

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.
Ah perché non son io cò miei pastori?

(I Pastori, Gabriele D’Annunzio)

Nella raccolta di liriche Alcyone, pubblicata da Gabriele d’Annunzio, troviamo il componimento “I Pastori”, nel quale il poeta ci parla del passaggio dall’estate all’autunno, ripercorrendo il viaggio dei pastori legato alla transumanza: incontro tra antiche tradizioni e usanze diverse.

La transumanza, usanza antica che unisce tutto il nostro Paese, dalle Alpi alla punta dello Stivale, passando dalla Campania, dalla comunità emblematica di Lacedonia in Alta Irpinia dove passa un antico tratturo ancora oggi in parte utilizzato per il bestiame.

La transumanza che l’11 dicembre 2019 è diventata Patrimonio Unesco

“Il comitato del patrimonio mondiale dell’Unesco, riunitosi oggi a Bogotà, ha proclamato la transumanza patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La transumanza è un’antica pratica della pastorizia che consiste nella migrazione stagionale del bestiame nel Mediterraneo e nelle Alpi. Una tradizione che affonda le sue radici sin dalla preistoria e si sviluppa in Italia anche tramite le vie erbose dei “tratturi” che testimoniano, oggi come ieri, un rapporto equilibrato tra uomo e natura e un uso sostenibile delle risorse naturali.”

Ministero dell’Ambiente

 

10 e lode

E sono dieci mi vien da dire, perché con quest’ultimo attestato la Campania è la Regione d’Italia con più riconoscimenti Unesco.

Il primo è avvenuto nel 1995 quando il centro storico di Napoli è stato ritenuto il  più grande d’Europa, con 17kmq, ovvero il 14,5% dell’intera superficie urbana.

Successivamente: la dieta mediterranea; l’arte dei pizzaioli napoletani; le macchine a spalla di Nola; la reggia di Caserta; il complesso monumentale di Santa Sofia a Benevento, Pompei ed Ercolano, la Costiera Amalfitana, il Parco Nazionale del Cilento.

Potremmo arrivare a 11, se il Comitato del patrimonio mondiale dovesse accettare la candidatura del caffè napoletano.

Ma, insomma, l’arte, la cultura e l’alimentazione ci votano: 10 e lode. Soli come Regione, e non come Paese (altrettanto magnifico), vediamo le nostre eccellenze riconosciute dal mondo intero, che le ammira, le apprezza, le premia e, soprattutto, le salvaguarda.

 

La bellezza salverà la Campania

E, allora, che sia soddisfazione unica e motivo di stimolo l’interesse globale per i nostri usi e costumi. Che sia una risposta ai media (non me ne vogliano) che si ricordano della Campania e dei suoi cittadini solo quando c’è da sottolinearne ciò che non va: in quel momento si accendono i riflettori su di noi, poi il buio su quanto di buono c’è.

Siamo al centro del parlare quando devono manifestarci l’indignazione che provano nei nostri confronti.

Vogliamo dargli torto? Non su tutto. Abbiamo problemi di inciviltà, di malfunzionamenti, talvolta di immondizia e criminalità. Ma non ci credo che siamo l’unica realtà italiana con queste questioni da risolvere, le nostre fanno più rumore.

Faccia rumore, invece, la nostra bellezza, diventi la nostra risposta alle critiche. La bellezza salverà il mondo, scriveva Dostoevskij, la bellezza salverà la Campania, dico io.

Valorizziamo al massimo ciò che abbiamo, combattiamo per correggere le asprezze della nostra terra, e facciamo si che si ricordino di noi quando alla nostra bellezze aspireranno.